Quasi.


Quasi ti bacio, quel becco sfuggente

al primo istante

perso che era lo sguardo in quegli occhi grandi

trattenute che eran le mani, verso quei seni verdi


e un istante dopo

a rubar mercoledì, a rincorrere parole, ad arrotolarci su di noi

a non saper aspettare il poi.

Ed era già quasi l'alba, quasi nebbia, quasi un treno.

Fra i quasi sorrisi, pieni di tutte le nostre parole.

Quasi mai fermi.

Piani di viaggio, diari di viaggio, quasi un milione di foto,

ogni tre passi dicevo, ogni tre passi ridevo.


Quasi improvvisi, quasi dieci, a furia di dirlo, a furia di amarlo.

Come il primo istante,

quasi ti bacio, quel becco sfuggente,

nelle corse dei momenti difficili

che facile era stare abbracciati

quasi fosse una cura per ogni male del mondo

in quel momento perfetto, in una canzone stonata.


Quasi ti bacio, quel becco sfuggente

mai fermo, a rincorrer parole, a stupire, a baciare

a contare, da uno a dieci, ma quanto mi ami?


Quasi quasi ti bacio, quel becco sfuggente

come il primo istante

perso in questi occhi verdi, in queste mille parole,

nel nostro rincorrerle e baciarci immobili

che son passati dieci anni e sembran momenti

ma siamo già pronti

a  rincorrere gli orizzonti e aspettare le albe e le nuove parole

e ancora viaggiare sul nostro divano, oppure lontano.


Quasi ti bacio,

dal primo istante.


Fab